Somiglianze di Famiglia

Amore, Contini, Corriga, Farris.

Il Museo Diocesano di Oristano celebra quattro uomini illustri che hanno accompagnato la vita culturale e artistica della città e rappresentano una tappa significativa nella storia dell’isola. Antonio Amore, Carlo Contini, Antonio Corriga e Giorgio Farris, oggi come ieri, sono motivo di orgoglio per la nostra comunità e per la prima volta li incontriamo riuniti in una collettiva.

Somiglianze di famiglia presenta al pubblico un percorso visivo che manifesta la propria attenzione esclusivamente sui temi del lavoro, della festa, della tradizione e della famiglia.  Quattro artisti poliedrici e completi, che, come in un caleidoscopio, ci offrono visioni, abilità, colori, studio e poesia, necessari per approfondirne meglio la conoscenza. Ossessionati dalla libertà di esprimere sé stessi, in continuo mutamento, trovavano nella pratica del mestiere la loro ragione. Come per altri due illustri non presenti in mostra, ma sempre molto cari alla città, Giorgio Luigi Pintus e Nicola Atzori, l’arte era concepita ancora come un mestiere e queste opere ne evidenziano una concezione novecentesca ancorata al passato, non avanguardista o provocatoria. Assegnavano all’arte il potere di affascinare, di meravigliare, di piacere estetico. La Bellezza era per loro un’estasi, semplice come la fame. La inventano sottraendola alla realtà delle cose ordinarie e apparenti, rivestendola di nuova luce. Amplificano dettagli, li rendono epici, si fanno osservatori privilegiati e grazie al loro genio e alla loro maestria ci restituiscono opere meravigliose. Nelle spettacolari processioni di Contini e di Corriga, negli straordinari minatori di Amore e nei magici viandanti di Farris osserviamo e scopriamo la bellezza come non l’abbiamo mai vista nella realtà. In un intricato gioco di figure, tonalità cromatiche, cristallizzate dal fascino del tempo, le somiglianze di famiglia tecniche tra gli artisti sono davvero poche. Certamente maggiori risultano quelle tematiche, discendenti da un dominus come Giuseppe Biasi, che pose le basi di un nuovo paradigma immaginifico della pittura regionale sarda. Come nel gioco delle carte suggerito da Wittgenstein, l’intricata rete di somiglianze e differenze presenti in filigrana si disvela in un percorso che rende il visitatore protagonista.