Cos'è
THARROS. TIME UPON TIME
a cura di Nicoletta Camedda, Luca Cheri, Maria Mureddu, Silvia Oppo, Ilaria Orri, Viviana Pinna
Immagini d’epoca, video, installazioni multimediali e naturalmente molti reperti archeologici. In altre parole, la vita di Tharros, nei secoli e la sua riscoperta archeologica. La Fondazione Mont’e Prama presenta negli spazi del Museo Diocesano Arborense di Oristano la mostra Tharros. Time Upon Time, un ampio progetto espositivo dedicato a una delle aree archeologiche più significative del Mediterraneo antico.
La mostra, finanziata dalla Regione Sardegna all’interno del “Grande Progetto Mont’e Prama”, racconta la vita dell’area archeologica dalla fase nuragica all’età tardoantica, seguendo trasformazioni urbane, rituali, abitudini quotidiane e relazioni con altri centri del Mediterraneo. In parallelo, mette in luce il lavoro di generazioni di archeologi, studiosi e istituzioni che tra XIX e XXI secolo hanno osservato, documentato e interpretato Tharros, restituendo anche un affresco della storia recente dell’archeologia in Sardegna.
“La mostra Tharros. Time Upon Time rappresenta un’importante occasione di incontro tra storia, cultura e comunità. Ogni città nasce dal sogno di coloro che la fondarono, e esso viene ampliato poi da ogni generazione e fatto crescere attraverso relazioni, speranze e domande che si cristallizzano negli oggetti quotidiani, nell’arte, nell’architettura. – afferma l’Arcivescovo di Oristano Roberto Carboni – La lunga vicenda storica di Tharros ci fa viaggiare nel tempo, per renderci consapevoli delle stratificazioni di vita, di lavoro, di relazioni e di senso, che chiedono ancora oggi di essere ascoltate e custodite – prosegue l’Arcivescovo – Conoscere il proprio passato infatti aiuta a capire meglio il proprio presente. In questo dialogo tra passato e presente, il patrimonio diventa spazio di responsabilità per essere custodito, messo a disposizione, condiviso, e stimolo a costruire uno sguardo più consapevole sul futuro delle nostre comunità”.
“Con questa mostra la Fondazione Mont’e Prama porta a Oristano il cuore della storia di Tharros e rafforza un impegno che riguarda l’intero Sinis, perché la collaborazione con il Museo Diocesano e con tutti i soggetti coinvolti dimostra quanto la condivisione della ricerca e della conoscenza possa generare nuovi legami tra istituzioni, territorio e visitatori”, spiega il presidente della Fondazione Anthony Muroni.
“Questo progetto – spiega il segretario generale della Fondazione Alessandro Girei – rappresenta un passaggio significativo nel percorso della Fondazione Mont’e Prama, che investe su ricerca, allestimenti e servizi al pubblico con una visione di lungo periodo, perché la mostra nasce da un lavoro condiviso tra uffici, comitati scientifici e partner istituzionali e apre la strada a nuove azioni congiunte sul patrimonio del Sinis, favorendo una programmazione coordinata tra musei, aree archeologiche ed enti locali”.
“Il titolo Time Upon Time allude all’idea di un tempo che non scorre in modo lineare ma si deposita in strati successivi”- spiega Luca Cheri, direttore scientifico della Fondazione e curatore della mostra – Tharros non è un semplice sito da osservare da lontano, ma una città che continua a riaffiorare nella nostra immaginazione e nelle nostre pratiche di studio. In questa mostra prende forma come un organismo vivo che resiste, scompare e riemerge. Attraverso le voci di archeologhe e archeologi, gli oggetti quotidiani, i gioielli e i materiali d’archivio, il visitatore incontra una città che continua a interrogarci sul rapporto tra ricerca, paesaggio e comunità”
“Il Museo Diocesano Arborense è da anni un luogo di dialogo vivo tra arte, storia e comunità – spiega la direttrice del Museo Diocesano Silvia Oppo – ospitare Tharros. Time Upon Time significa intrecciare il racconto della città antica con quello della città di oggi, mettendo in relazione le collezioni diocesane con i prestiti provenienti da istituzioni diverse e offrendo al pubblico un percorso che unisce ricerca scientifica, cura delle collezioni e attenzione alle persone che entrano nelle nostre sale”.
Il percorso espositivo si articola in due grandi sezioni, collegate da una timeline che attraversa oltre venti secoli di storia, dal XIV secolo a.C. al VII secolo d.C. La prima sezione, Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo, ripercorre l’ingresso del sito nello sguardo della modernità, dalle prime menzioni tra Sei e Settecento agli scavi del Novecento e alle ricerche più recenti, attraverso documenti d’archivio, planimetrie, fotografie, filmati e testimonianze dirette di archeologhe e archeologi. Tharros emerge come banco di prova per metodi di indagine, pratiche di tutela e forme di restituzione al pubblico.
La seconda sezione, Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo, si concentra sulla quotidianità e sulle persone che hanno abitato la città, proponendo la casa, il corpo, il gioco, il lavoro e il porto come chiavi di lettura. Oggetti della vita domestica, strumenti di lavoro, gioielli, amuleti, testimonianze del tempo libero e materiali legati alle attività produttive restituiscono una città vissuta e attraversata da relazioni. Il porto, infine, rivela Tharros come crocevia di rotte e scambi nel Mediterraneo, attraverso ceramiche e reperti provenienti da contesti diversi.
L’allestimento privilegia essenzialità e chiarezza visiva, integrando grafica, suono e immagini in movimento. Un intervento multimediale accompagna il visitatore nelle stratificazioni della città antica con paesaggi sonori e video-finestre che restituiscono rilievi e forme sospese tra realtà e immaginazione, facendo del tempo una materia fluida e sensibile.
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THARROS. TIME UPON TIME
a cura di Nicoletta Camedda, Luca Cheri, Maria Mureddu, Silvia Oppo, Ilaria Orri, Viviana Pinna
Museo Diocesano Arborense, Oristano
17 gennaio 2026 – 21 giugno 2026
Opening sabato 17 gennaio 2026 alle ore 10.45
La Fondazione Mont’e Prama presenta negli spazi del Museo Diocesano Arborense di Oristano la mostra Tharros. Time Upon Time, un ampio progetto espositivo dedicato a una delle aree archeologiche sarde più significative del Mediterraneo antico.
La mostra riporta al centro dell’attenzione pubblica la storia lunga e stratificata di Tharros e la intreccia con la vicenda della sua riscoperta archeologica, attraverso un percorso che accoglie reperti, archivi, immagini d’epoca, video e installazioni multimediali in un dialogo costante tra ricerca, paesaggio e comunità.
Il progetto ripercorre la vita dell’area archeoligica dalla fase nuragica fino all’età tardoantica, seguendo trasformazioni urbane, cambiamenti nei rituali, nelle abitudini quotidiane e nelle forme di contatto con altri centri del Mediterraneo, mentre in parallelo mette in luce il lavoro di generazioni di archeologi, studiosi e istituzioni che tra XIX e XXI secolo hanno osservato, documentato, scavato e raccontato Tharros con strumenti e sensibilità in continua evoluzione.
Il titolo della mostra allude a una delle evidenze più evidenti dell’archeologia, il fatto che il tempo non scorra come una linea diritta ma si depositi in strati successivi. Ogni livello conserva tracce di chi ha abitato la città, di chi ne ha studiato i resti, di chi ancora oggi ne percorre gli spazi. Tharros diventa così un laboratorio sul tempo, sulle fratture e sulle continuità che legano epoche lontane, mettendo in relazione la città antica, il cantiere dello scavo e lo sguardo contemporaneo di chi visita il Sinis.
In un clima culturale in cui la riflessione sul paesaggio e sulle identità locali si intreccia con domande sulla gestione del patrimonio e sui rapporti tra turismo, ricerca e cura dei luoghi, Tharros. Time Upon Time propone un punto di vista che unisce rigore scientifico e attenzione per le persone, invitando a leggere la città non come fondale pittoresco, ma come organismo vivo che continua a sollecitare interrogativi.
LA MOSTRA
Il percorso espositivo si articola in due grandi sezioni collegate fra loro da una timeline che attraversa oltre venti secoli di storia, dal XIV secolo a.C. al VII secolo d.C., e guida il visitatore attraverso le principali fasi cronologiche e i passaggi più significativi della vicenda di Tharros, collegando gli oggetti alle storie che li accompagnano. La linea del tempo funziona come asse portante costruendo una mappa mentale che rimane impressa anche dopo l’uscita dalle sale.
La prima sezione, Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo, mostra il modo in cui Tharros entra nello sguardo della modernità. Dalle menzioni tra Sei e Settecento si arriva alle prime osservazioni sistematiche dell’Ottocento legate a figure come Alberto Ferrero della Marmora, Giovanni Spano, Efisio Pischedda, impegnati a descrivere il sito, tracciarne la topografia, raccogliere i primi materiali. Nel cuore di questa sezione il visitatore incontra gli scavi di Gennaro Pesce negli anni Cinquanta del Novecento e le ricerche successive condotte da studiosi italiani e stranieri, che descrivono la struttura urbana, le necropoli, il tofet, i quartieri artigianali e i settori produttivi.
Documenti d’archivio, planimetrie, fotografie, filmati, testimonianze e interviste alle archeologhe e agli archeologi compongono il ritratto di una città rivelata che cambia insieme ai metodi della disciplina archeologica e alle domande rivolte al sito. Si innesca così una dinamica in cui Tharros diventa banco di prova per tecniche di indagine, forme di tutela, modalità di restituzione al pubblico, offrendo allo stesso tempo un affresco della storia recente dell’archeologia in Sardegna.
La seconda sezione, Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo, sposta lo sguardo sulla quotidianità e sulle persone che hanno abitato Tharros, proponendo la casa, il corpo, il gioco, il lavoro e il porto come chiavi di lettura capaci di restituire una città vissuta, attraversata da relazioni, gesti ripetuti e pratiche condivise. Nel cuore di questa parte del percorso il visitatore incontra gli oggetti della vita domestica, gli strumenti del lavoro, i segni della cura di sé, le tracce dei giochi e del tempo libero, in un susseguirsi di vetrine che costruisce un racconto ravvicinato.
Una macina a sella in basalto rimanda alla trasformazione dei cereali e alla centralità del pane nell’alimentazione, mentre pentole, olle, bottiglie e piatti in ceramica attraversano le epoche e raccontano un modo di cucinare e consumare il cibo che si modifica nelle forme ma mantiene una continuità di fondo. Le lucerne, con tipologie diverse, disegnano una vera e propria geografia della luce che coinvolge la vita domestica, gli spazi pubblici, le pratiche cultuali, suggerendo atmosfere e ritmi del vivere in una città antica.
Un nucleo importante della mostra riguarda la cura del corpo e l’identità personale, con gioielli in oro, argento e corniola, amuleti, collane e anelli. Si delineano così un artigianato raffinato e una rete di scambi estesa che coinvolge l’Oriente mediterraneo, Cartagine e diversi centri dell’epoca. Oggetti in avorio, come coperchi di cofanetti e manici di specchio, alludono a gesti intimi legati alla cosmesi, alla protezione, alla rappresentazione di sé e delle proprie appartenenze.
Lo sguardo si apre poi sul tempo libero e sul lavoro. Una bambola articolata in terracotta rimanda all’infanzia in una città antica, mentre un dado in osso convoca l’eco dei giochi da tavolo della tradizione romana. Pesi da telaio, pesi da rete, ami da pesca, scorie di fusione, boccolari di fornace e un forno in terracotta per il pane ricostruiscono un tessuto di saperi tecnici e attività economiche che sostengono Tharros tra agricoltura, pesca, artigianato e produzioni specializzate.
Il porto emerge come elemento decisivo per comprendere la posizione della città nel Mediterraneo. Un frammento di ceramica micenea, vasi in bucchero etrusco, una lekythos attica a figure rosse, anfore africane e altre classi ceramiche restituiscono Tharros come crocevia di rotte tra l’Africa, la penisola iberica, la Sicilia, l’Etruria e l’entroterra sardo. Ogni oggetto allude a un viaggio, a uno scambio, a un accordo economico o a una relazione culturale, e da questo momento in poi il porto rimane un riferimento costante nella lettura della città.
ALLESTIMENTO E LINGUAGGI
L’allestimento segue una logica di essenzialità e chiarezza visiva. Vetrine e strutture sono pensate per lasciare spazio alla relazione diretta con reperti e materiali d’archivio, mentre il percorso integra grafica, suono e immagini in movimento per accompagnare il visitatore da una sezione all’altra con ritmo misurato. La mostra si offre così come uno spazio da attraversare, abitare, frequentare con tempi personali, in cui il testo non soffoca gli oggetti, ma li accompagna.
Un intervento multimediale accompagna il visitatore nelle stratificazioni di Tharros: una trama di risonanze, voci e materie che si intrecciano con le rovine, evocandone le memorie sommerse.
I paesaggi sonori – suoni e voci raccolti sul territorio, frammenti musicali – abitano gli spazi come una presenza viva. Le video-finestre, con animazioni 3D dei rilievi fotogrammetrici, restituiscono forme in divenire, sospese tra realtà e immaginazione. Il tempo diventa materia fluida, mentre rovine e reperti emergono dalle sabbie come visioni oniriche che si dissolvono e si ricompongono: suono e immagine sono il respiro dell’antica città che torna a vibrare nel presente.
THARROS. TIME UPON TIME
a cura di Nicoletta Camedda, Luca Cheri, Maria Mureddu, Silvia Oppo, Ilaria Orri, Viviana Pinna
Museo Diocesano Arborense, Oristano
17 gennaio 2026 – 29 giugno 2026
Partner istituzionali
Ministero della Cultura, Regione Autonoma della Sardegna, Fondazione di
Sardegna, Comune di Cabras, Direzione Regionale Musei nazionali Sardegna,
Museo Archeologico Nazionale “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, Musei
Nazionali di Cagliari – Museo Archeologico, Soprintendenza Archeologia, belle arti
e paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud
Sardegna, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di
Sassari e Nuoro, Museo Civico G. Marongiu di Cabras
Progettazione allestimento
Alessandro Floris
con
Caterina Spadoni, Dhaarini Rajkumar e Giacomo Dansi
Realizzazione allestimento
Artigianato e Design di Pietro Fois
Progettazione multimediale
Tokonoma
Lead design e art direction
Chiara Ligi
Video editing e art direction
Mauro Macella
Content design e project management
Esther Chionetti
Progetto tecnico
Micol Riva
Progettazione grafica
Giorgia Borroni
Consulenza e allestimento multimediale
Fabio Lombardo – VI.MA
Colonna sonora originale
Francesco Medda Arrogalla e Max Viale
Musiche
Francesco Medda Arrogalla
Music editing, soundscape design e mix
Max Viale
Rilievi fotogrammetrici ed elaborazioni 3D
BSOD
Riprese video
Enrico Madau e Riccardo Santorsola
Color Correction
Gabriele Cipolla
Trasporti
Apice Srl
Assicurazioni
Allianz Spa
Si ringraziano
Gabriele Addis, Nicola Atzori, Elena Anna Boldetti, Domenico Antonio Camedda,
Luigino Camedda, Silvia Caracciolo, Raffaele Cau, Italo Chironi, Michele de
Laurentiis, Enrico Dirminti, Federica Doria, Steven Ellis, Stefano Floris, Paolo
Ligia, Felice Manai, Francesco Muscolino, Vilma Salaris, Monica Stochino, Georgia Toreno,
Carlo Tronchetti, Alessandro Usai, Maura Vargiu, Raimondo Zucca
Ufficio Stampa
comunicazione@monteprama.it